Ma la frutta fa ingrassare?

Il fruttosio  è uno zucchero semplice contenuto nella frutta! E’ un tipo di zucchero abbastanza controverso poiché appartiene alla categoria dei monosaccaridi (zuccheri semplici) e ciò porterebbe a pensare che esso entri nel sangue velocemente scatenando altrettanto velocemente l’impennata dell’insulina responsabile dell’attivazione dei processi di accumulo di grasso ed ostacolante nel contempo il dimagrimento! Invece, il fruttosio – nonostante sia uno zucchero semplice – mostra una scarsa tendenza nello stimolare la secrezione di insulina per via del suo basso indice glicemico.  Per questa ragione e per molti anni, si è speculato molto sul fatto che il fruttosio potesse essere l’ottimale alternativa (a parità di calorie) del “perfido” zucchero bianco da cucina (saccarosio), nei regimi dietetici volti al dimagrimento poiché non essendo in grado di stimolare in modo spiccato la secrezione di insulina non avrebbe nemmeno favorito i processi di accumulo di grasso!

Bene, sfatiamo il mito: “nonostante il fruttosio abbia un basso indice glicemico e non determini una sensibile impennata dei livelli di insulina potrebbe rallentare o inibire il dimagrimento.
Il nostro corpo ha solo due principali siti dove poter immagazzinare i carboidrati o zuccheri: nei muscoli (sottoforma di glicogeno muscolare ) e nel fegato (sottoforma di glicogeno epatico).
Il fruttosio non può essere stoccato nei muscoli come glicogeno ma solo nel fegato. In un individuo medio sano ed adulto, i depositi di glicogeno epatico ammontano ad un totale di 70-90 g circa. Qualora le scorte di glicogeno epatico fossero già colme, un’assunzione extra di fruttosio andrebbe ben oltre le capacità di immagazzinamento del fegato e perciò verrebbe convertito in grassi per il loro deposito nel tessuto adiposo.
Inoltre analizzando il metabolismo di questo zucchero ci si accorge che a dosaggi elevati (> 40-60 grammi al giorno che si aggiungono a quello già presente in frutta e miele) portano a conseguenze metaboliche piuttosto negative:

il fruttosio ha una capacità di formare prodotti di glicazione avanzata (AGE) circa sette volte superiore a quella del glucosio (gli zuccheri in eccesso si legano ad alcuni gruppi di proteine, formando questi prodotti di glicazione avanzata che danneggiano i tessuti);

il fruttosio non sopprime la grelina (un ormone gastrico che stimola l’appetito);

l’esposizione cronica al fruttosio favorisce l’insorgenza della sindrome metabolica;

una dieta particolarmente ricca di fruttosio aumenta l’insulino-resistenza; infatti, nonostante questo zucchero non aumenti direttamente la secrezione di insulina, lo fa in maniera indiretta, ostacolando il metabolismo epatico del glucosio e la sua trasformazione in glicogeno (la forma sotto cui  il fegato deposita il glucosio);

il fruttosio aumenta la lipogenesi ex-novo, e la sintesi di trigliceridi ed acidi grassi ; in sostanza, quindi, il fruttosio pur essendo un carboidrato viene metabolizzato come un grasso e si associa ad un aumento della trigliceridemia.

Insomma l’eccesso di fruttosio  è alquanto dannoso per la salute, per fortuna tuttavia se togliamo dalla cucina lo zucchero e seguiamo un’alimentazione sana (senza eccedere coi dolci e con le bevande zuccherate ) raggiungere la quota massima solo con la frutta è alquanto improbabile. Se mangiate 3-4 frutti al giorno potete stare tranquilli;  non pensate però  di sostituire all’amido frutta e verdura , perché nel medio e lungo periodo vi calerà il metabolismo.

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